Franco Nembrini

“Iniziare un nuovo cammino spaventa. Ma dopo ogni passo che percorriamo ci rendiamo conto di come era pericoloso rimanere fermi.”
[Roberto Benigni]

Ciao a tutti!

Di recente ho fatto una “scoperta” di cui mi piacerebbe mettervi al corrente. Si tratta di una persona, un professore bergamasco che da più di trent’anni insegna con amore italiano e storia ai ragazzi delle superiori, il suo nome è Franco Nembrini. Guardando la foto (e soprattutto) un video su di lui, la cosa che più mi ha colpito è stata il suo sguardo sincero e fiducioso, come di uno che pare aver capito in cosa consista la felicità e umilmente vuole renderci partecipi di questo. Voi direte che può mai aver fatto di tanto sorprendente un professore? Questo qui è riuscito in un’impresa non poco ardua e certo sorprendente: far appassionare tanti dei suoi (e non)ragazzi a Dante Alighieri. Sì, il Sommo poeta di cui tutti abbiamo dovuto studiare a scuola la vita  e le opere e forse, a chi sono toccati  professori più pignoli, imparare a memoria qualche terzina per l’interrogazione. Ma poi, fatta sta fatica. Basta. Non ne ha voluto sapere più niente. Io non sono tra questi, nonostante i professori non esattamente “brillanti”, Dante mi ha sempre profondamente affascinato e per lo stesso motivo di questo signore…mi sono detta”ma come fa quello lì che è settecento anni che è morto a sapere cosa sto provando io e a dirlo in un modo così incredibile?”. Da li è partito il mio interesse e questo libro, che è spiegato in modo così difficile nei testi scolastici, che sembra destinato solo a pochi eletti, mi sono detta, parla di me. Ed è questo il bello della Divina Commedia e che il professore cerca di spiegare a chi capita per caso o per passaparola ad una delle sue pubbliche letture dell’opera: la capacità che ha quest’ultima di parlare con forza e sincerità al cuore e alla mente(ragione)di ogni uomo, la sua assoluta modernità, la chiarezza della proposta che fa all’uomo d’oggi, tanto più attuale quanto più si avverte una crisi epocale. Dante ha forse più da dire all’Italia e agli Italiani di oggi che ai suoi contemporanei che condividevano e vivevano la sensibilità e i valori cristiani di cui lui ci parla. Dante però, molti secoli dopo, è una proposta e un itinerario, un viaggio che l’uomo può fare nella profondità di se stesso.  «Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai in una selva oscura» non si può non riconoscere che quell’autore, di secoli e secoli fa, esprime il nostro stesso sconcerto quando non capiamo perché siamo al mondo, a che cosa serve il tempo e per cosa sono fatte le cose”, spiega Nembrini, “questa terzina è una discreta fotografia di ciò che spesso amareggia le nostre giornate, le settimane, di qualcosa che non va..ci fa domandare ma di cosa abbiamo bisogno?” . Ciò che Dante ha così magistralmente descritto è lo stesso sentimento che ci assale la domenica sera o quando dobbiamo dire a qualcuno che ci siamo innamorati di lui o spiegare ad un amico quanto sia importante per noi ,” la «selva oscura», lo smarrimento, è un’esperienza del nostro quotidiano.”  Dante continuamente richiama le dimensioni dell’umano che sono la preoccupazione del proprio destino, il problema dell’amare, la propria donna e anche gli altri, cioè il Bene comune. Pensiamo solo che la prima parola di Dante nella Divina Commedia è “miserere” cioè tradotto”qualcuno mi dia una mano, aiutatemi, c’è qualcuno che mi aiuta?” domanda che scoprirà avere una risposta meravigliosa e sorprendente, che è anche per ognuno di noi. È un uomo che ha avuto la lealtà di riconoscere il proprio bisogno, la propria fragilità ed è questo che ce lo rende vicino, amico, che ce lo rende interessante. Ci vuole dare un consiglio di vita partendo dalla sua esperienza e da quello che sa e se vuoi , accompagnarti come amico nel cammino della tua vita, dialogando sulle domande più interessanti. È stato proprio questo professore ad ispirare Roberto Benigni  di cui tutti ammiriamo le magistrali interpretazioni e con cui oggi ha una sincera amicizia. Con lui, infatti, condivide la volontà e la passione di restituire Dante al popolo, come avrebbe voluto lui, alle persone comuni come noi, di disseppellirlo , sottrarlo e liberarlo dal chiuso delle accademie, cenacoli di intellettuali, tutti due in modo diverso ma entusiasmante. La lettura offerta dal professor Nembrini  in queste affascinanti conversazioni (racchiuse anche in un libro) si pone in continuità con il fine di tutta l’opera di Dante, da lui stesso così definita: «removere viventes in hac vita de statu miseriae et perducere ad statum felicitatis», rimuovere gli uomini da uno stato di miseria e condurli a uno stato di felicità. Questo professore ha trovato un bel modo di divulgare e insegnare la cultura di cui la nostra Italia abbonda e che il mondo intero ci invidia e ammira ma di cui noi non siamo pienamente consapevoli. Dante ha per noi un messaggio molto più profondo, attuale,direi urgente e vero di quello affibbiatogli da Dan Brown nel suo ultimo romanzo così come quello che ha da dire e raccontare Nembrini su Dante Alighieri è mille volte più interessante delle ricostruzioni infernali dell’autore statunitense.

nembrini-francobenigni_dante_firenze_2012_santa_croce

 

 

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